Argomento complesso quello che i Soci del Foto Club ‘Castelli Romani’ hanno scelto come tema per la consueta Collettiva di fine anno, ormai diventata un tradizionale appuntamento per il mondo culturale, e non solo fotografico, della nostra Città. Il compito assunto è dei più ardui, anche se, semplicemente, si tratta di mettere in relazione la parola con l’immagine; non solo e non proprio la singola parola, il lemma vero e proprio, o l’aforisma, il detto, il motto, la frase importante, ma persino il verso poetico e, addirittura, il concetto filosofico. Impresa che parrebbe insuperabile e che spaventerebbe anche i più navigati ed eruditi fotografi del nostro tempo. L’incoscienza, però, è malattia umana ben radicata e, a meglioconsiderare, i soci del FCCR l’hanno contratta già molto tempo fa e in maniera incurabile. Non è la prima volta, infatti, che essi si cimentano in imprese variamente culturali e, nello stesso tempo, specificatamente fotografiche di questo genere, ma è senz’altro la prima volta che lo fanno in maniera così impegnativa. Basti leggere le citazioni che compaiono a commento delle immagini esposte per rendersi conto della grande difficoltà affrontata nella loro realizzazione e, soprattutto, dell’infinitae complessa varietà dei risultati che essa ha prodotto.Uno dei pericoli di questa “incosciente” operazione culturale, forse il maggiore, è rappresentato dalla personale interpretazione che ciascuna persona potrebbe dare, sia alla parola, sia all’immagine: è un rischio incalcolabile che potrebbe condurre, e il fotografo, e l’osservatore, a trarre giudizi incauti o affrettati. Altra considerazione da fare è quella secondo la quale potrebbe essere concettualmente o poeticamente impossibile unire o accomunare due sensibilità molto diverse fra loro, quella dello scrittore, del poeta o del filosofo con quella del fotografo, entrambe inevitabilmente orientate verso direzioni diverse. Insomma, al visitatore della mostra, specialmente per questa occasione, è richiesta un’attenzione particolare nel valutare e giudicare, così come, allo stesso modo, la medesima straordinaria cura è stata posta dai fotografi nell’interpretazione e rappresentazione della parola scritta. Infine, però, sebbene le ardue difficoltà di quella che, senza timore di esagerare, si può considerare un’impresa culturale vera e propria, si può ben dire, anche con un pizzico di orgoglio, che alla luce dei risultati posti sotto gli occhi di tutti i nostri soci siano stati in grado di averle ben affrontate e felicemente superate.
Per un vero fotografo una storia non è un indirizzo a cui recarsi con delle macchine sofisticate e filtri giusti.
Una storia vuol dire leggere, studiare, prepararsi. Fotografare vuol dire cercare nelle cose quel che uno ha capito con la testa. La grande foto è l’immagine di un’idea.